Gorilla Glue CBD: storia, genetica e perché è la cannabis light più resinosa
Staff WeWeed

Indice
- Gorilla Glue CBD: storia, genetica e perché è la cannabis light più resinosa
- Cos’è la Gorilla Glue CBD in breve
- La storia: un incidente in Nevada diventato leggenda
- Genetica: i tre genitori della Gorilla Glue
- Perché è così resinosa: tricomi e chimica della “colla”
- Profilo terpenico e aroma
- Dalla GG4 alla versione CBD: cosa cambia davvero
- Come riconoscere una Gorilla Glue CBD di qualità
- Gorilla Glue CBD a confronto con altre varietà resinose
- Gorilla Glue CBD e legge italiana nel 2026
- Domande frequenti sulla Gorilla Glue CBD
- Perché si chiama Gorilla Glue?
- La Gorilla Glue CBD è indica o sativa?
- Che percentuale di CBD ha la Gorilla Glue CBD?
- La Gorilla Glue CBD sballa?
- Che sapore ha la Gorilla Glue CBD?
- Perché la Gorilla Glue è più resinosa di altre varietà?
- Come si conserva la Gorilla Glue CBD?
- Gorilla Glue CBD e Original Glue sono la stessa cosa?
- La Gorilla Glue CBD si vede nei test antidroga?
- Cosa abbiamo imparato
La Gorilla Glue CBD è la versione legale, a basso THC, della Gorilla Glue #4: un ibrido nato in Nevada dall’incrocio tra Chem’s Sister, Sour Dubb e Chocolate Diesel, famoso per una produzione di resina talmente abbondante da incollare le forbici durante la potatura. Nella variante cannabis light il THC resta entro lo 0,5% previsto dalla L. 242/2016, il CBD sale e il profilo aromatico, terroso, con note diesel, pino e cacao, resta quello che ha reso celebre l’originale.
Indice
- Cos’è la Gorilla Glue CBD in breve
- La storia: un incidente in Nevada diventato leggenda
- Genetica: i tre genitori della Gorilla Glue
- Perché è così resinosa: tricomi e chimica della “colla”
- Profilo terpenico e aroma
- Dalla GG4 alla versione CBD: cosa cambia davvero
- Come riconoscere una Gorilla Glue CBD di qualità
- Gorilla Glue CBD a confronto con altre varietà resinose
- Gorilla Glue CBD e legge italiana nel 2026
- Domande frequenti
- Cosa abbiamo imparato
Cos’è la Gorilla Glue CBD in breve
Chi lavora con la canapa da qualche anno sa che ci sono genetiche che passano e genetiche che restano. La Gorilla Glue appartiene alla seconda categoria. Nel mercato della cannabis light italiana è arrivata intorno al 2018, quando i primi breeder europei sono riusciti a stabilizzare una linea con il chemotipo giusto: CBD dominante, THC sotto soglia, e soprattutto quella struttura del fiore che sembra passata nella brina.
La cosa che colpisce subito, prima ancora dell’odore, è il tatto. Una cima di Gorilla Glue ben coltivata si attacca alle dita. Non è un modo di dire: la superficie è coperta da uno strato di tricomi così fitto che, schiacciandola, resta un residuo appiccicoso, con un profumo persistente che non se ne va lavandosi le mani una volta sola. Il nome viene da lì, dalle forbici dei coltivatori americani che a fine trimming non si chiudevano più.
Se vuoi capire come si colloca rispetto al resto del panorama, la guida completa alla cannabis light spiega cosa distingue una varietà dall’altra e perché il chemotipo conta più del nome. Qui invece entriamo nel dettaglio di una sola genetica.
La storia: un incidente in Nevada diventato leggenda
La Gorilla Glue non è stata progettata. È il risultato di un errore, e questo forse è il punto più interessante di tutta la vicenda.
Tra il 2010 e il 2013, in Nevada, due breeder che si facevano chiamare Joesy Whales e Lone Watty (poi riuniti sotto la sigla GG Strains) stavano lavorando su una Sour Dubb quando una pianta di Chem’s Sister, coltivata nella stessa stanza, ha ermafrodito. Il polline è finito sulla Sour Dubb, i semi risultanti sono stati messi da parte con poca convinzione, e solo in un secondo momento sono stati incrociati con Chocolate Diesel. Dei fenotipi ottenuti, il quarto era diverso da tutti gli altri: fioriva compatto, produceva resina in quantità anomala e aveva un profumo che nessuno dei due riusciva a descrivere con una parola sola. Da lì il nome Gorilla Glue #4, o GG4.
Nel 2014 la GG4 vince la High Times Cannabis Cup di Los Angeles e quella del Michigan nello stesso anno, e nel 2015 la World Cannabis Cup in Giamaica. Nel giro di ventiquattro mesi passa da esperimento casalingo a genetica più richiesta del Nord America.
C’è anche una coda legale che vale la pena raccontare, perché spiega perché oggi la trovi con nomi diversi. Nel 2017 la Gorilla Glue Company, l’azienda dell’Ohio che produce la colla poliuretanica omonima, ha fatto causa a GG Strains per uso del marchio. L’accordo extragiudiziale ha imposto il cambio nome: la GG4 è diventata ufficialmente “Original Glue”, e le sorelle GG1 e GG5 rispettivamente “Sister Glue” e “New Glue”. Nel linguaggio comune, e nei cataloghi di cannabis light europei, il nome Gorilla Glue non è mai sparito. Ma se leggi “Original Glue” o “GG4” da qualche parte, è la stessa pianta.
Genetica: i tre genitori della Gorilla Glue
Capire i genitori serve a capire il fiore. Ognuno dei tre ha lasciato qualcosa di riconoscibile.

| Genitore | Cosa porta nella Gorilla Glue | Note |
|---|---|---|
| Chem’s Sister (Chem Sis) | La componente chimica e diesel dell’aroma, il vigore vegetativo, la tendenza a caricarsi di resina. | Fenotipo sativa-dominante della famiglia Chemdawg. È lei che ha ermafrodito e dato il via a tutto. |
| Sour Dubb | La nota acida sul finale, la struttura compatta dei calici. | Un incrocio di Sour Diesel poco diffuso fuori dagli Stati Uniti; senza di lei la GG4 sarebbe stata più erbacea e meno pungente. |
| Chocolate Diesel | Il fondo dolce-tostato che ricorda il caffè e il cacao amaro, la resa produttiva. | Sour Diesel × Chocolate Thai; è il genitore che addolcisce l’insieme e lo rende meno aggressivo al naso. |
Il risultato è un ibrido che la maggior parte delle fonti classifica come indica-dominante intorno al 60/40, anche se il portamento in coltivazione ricorda più una sativa: cresce alta, ramifica molto, e chiede spazio. Nella versione CBD questa distinzione conta relativamente, perché il chemotipo è stato riportato su CBD dominante e la sensazione percepita è comunque quella di una varietà rilassante, corposa, da fine giornata. Nella nostra classifica delle migliori varietà di erba legale del 2026 abbiamo spiegato perché il termine indica/sativa dica sempre meno del profilo reale di un fiore, e la Gorilla Glue è un buon esempio.
Perché è così resinosa: tricomi e chimica della “colla”
Qui vale la pena rallentare, perché è il cuore della questione e quasi nessuno lo spiega.
La resina della cannabis è prodotta dai tricomi ghiandolari, piccole strutture a forma di fungo che ricoprono i calici e le foglioline vicine al fiore. Nella testa del tricoma la pianta sintetizza e accumula cannabinoidi (CBD, CBG, tracce di THC) e terpeni. Più tricomi ci sono per millimetro quadrato, e più le loro teste sono grandi e piene, più il fiore risulta appiccicoso, profumato e concentrato.

La Gorilla Glue è geneticamente predisposta a produrne una quantità sopra la media. Lo deve principalmente alla linea Chemdawg, da cui discende Chem’s Sister, nota da sempre per la densità di tricomi. In un fiore ben coltivato e ben conciato, i tricomi restano integri: se guardi la cima controluce vedi una superficie quasi bianca, e al tatto senti che cede e attacca. In un fiore maltrattato, invece, i tricomi si staccano e la resina si perde: quello che resta è una cima verde, secca, che non profuma più.
C’è un dettaglio pratico da tenere a mente. Una varietà così resinosa è anche più delicata da conservare, perché i terpeni volatili accumulati nei tricomi evaporano più in fretta se il fiore è esposto ad aria e calore. Vale la regola generale che trovi nella guida su come conservare l’erba legale: barattolo ermetico, buio, temperatura stabile. Con la Gorilla Glue vale doppio.
Dal punto di vista di chi coltiva. Da noi, in coltivazione indoor, la differenza tra una Gorilla Glue che esprime tutta la resina che può e una che resta a metà si gioca soprattutto in due momenti: le ultime due settimane di fioritura, quando la pianta carica i tricomi, e la concia. Se si accelera l’essiccazione per fare prima, la resina c’è ancora ma i terpeni no, e il fiore perde la sua identità. Non è un problema di genetica. È un problema di pazienza.
Profilo terpenico e aroma
La resina, da sola, spiega la consistenza. L’aroma invece lo spiegano i terpeni, che sono le molecole volatili prodotte negli stessi tricomi. La Gorilla Glue ha un profilo che tende a essere dominato dal beta-cariofillene, seguito da mircene, limonene e humulene, con pinene in quantità variabile a seconda del fenotipo e della coltivazione. Per capire cosa significa ciascun terpene, la guida ai terpeni della cannabis è il posto giusto; qui ci limitiamo a quello che si sente al naso.
| Terpene | Come lo riconosci | Cosa dà alla Gorilla Glue |
|---|---|---|
| Beta-cariofillene | Pepe nero, chiodo di garofano, legno. | La spina dorsale dell’aroma. È il terpene che rende la Gorilla Glue “seria” al naso, speziata più che dolce. Interessante anche perché è l’unico terpene noto che si lega direttamente ai recettori CB2, un tema studiato dalla ricerca dal 2008 in poi (Gertsch et al., PNAS 2008). |
| Mircene | Erbaceo, terroso, ricorda il luppolo. | Il fondo terroso e la sensazione di “peso” tipica delle varietà rilassanti. |
| Limonene | Agrumato, fresco. | La punta acida che si sente sopra tutto il resto, eredità della Sour Dubb. |
| Humulene | Legnoso, amaro, ricorda la birra. | Il fondo che rende l’aroma persistente anche dopo minuti. |
| Pinene | Resina di pino, aghi. | La componente balsamica, più marcata in alcuni fenotipi europei. |
Nel catalogo WeWeed classifichiamo la Gorilla Glue tra le genetiche a dominanza beta-cariofillene, insieme alla Girl Scout Cookies: sono quelle che chi ci scrive su WhatsApp descrive quasi sempre come “decise”, da sera. Il naso, all’apertura, deve dare prima la spezia, poi la terra, poi il diesel. Se senti solo fieno, qualcosa è andato storto tra il raccolto e il tuo barattolo.
La stessa dominanza di beta-cariofillene
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Dalla GG4 alla versione CBD: cosa cambia davvero
La domanda che ci arriva più spesso è: la Gorilla Glue CBD è “la stessa” della GG4? La risposta onesta è: la stessa famiglia, non la stessa pianta.
Per ottenere una versione conforme alla L. 242/2016 i breeder europei hanno incrociato le linee Gorilla Glue con genetiche di canapa a CBD dominante iscritte al Catalogo Comune Europeo, selezionando poi per generazioni i fenotipi che mantenevano aroma, struttura e resina della madre ma con il chemotipo invertito. Il lavoro è stato lungo, perché nelle prime generazioni si perdeva quasi sempre qualcosa: o la resina, o il profumo. Le linee oggi in commercio in Italia sono il risultato di quella selezione.
| Gorilla Glue #4 originale (USA) | Gorilla Glue CBD (cannabis light) | |
|---|---|---|
| THC | Tipicamente 20-28%, tra le più alte in circolazione | Entro lo 0,5% di legge, dichiarato su CoA per ogni lotto |
| CBD | Tracce, sotto l’1% | Dominante; le linee indoor più curate arrivano oltre il 20-25% |
| Effetto psicotropo | Sì, marcato | Nessuno |
| Resina e tricomi | Altissima densità | Alta, se la selezione e la coltivazione sono state fatte bene; è il criterio con cui giudicarla |
| Aroma | Diesel, terra, cacao, pino, spezia | Sovrapponibile; in genere leggermente meno pungente sul diesel, più marcato sulla spezia |
| Legalità in Italia | Vietata (DPR 309/90) | Consentita nei termini della L. 242/2016 |
| Dove la trovi | Dispensari nordamericani | Shop di cannabis light italiani, di solito nelle linee premium indoor |
Un chiarimento che ci teniamo a fare, perché genera aspettative sbagliate: la Gorilla Glue CBD non “sballa”. Chi cerca la GG4 per gli effetti del THC non li troverà qui, e non è una questione di dosaggio. Quello che si percepisce con la cannabis light è mediato dal CBD ed è una sensazione di rilassamento senza alterazione della lucidità, come spieghiamo nell’articolo sugli effetti della cannabis light sul corpo. Il paragone regge sull’aroma, sulla struttura del fiore, sulla resina. Sull’effetto no, e chi ti dice il contrario ti sta vendendo qualcosa.
Come riconoscere una Gorilla Glue CBD di qualità
Il nome da solo non garantisce niente. Sul mercato italiano circolano Gorilla Glue CBD outdoor, greenhouse e indoor, con differenze enormi tra loro, e non sempre l’etichetta lo dice. Ecco cosa guardiamo noi quando valutiamo un fiore, nostro o di altri.
La consistenza. Deve cedere leggermente sotto le dita e attaccarsi. Se è dura come un sasso è troppo secca; se si sbriciola in polvere è stata essiccata male o è vecchia. Se non attacca affatto, non è una Gorilla Glue che ha espresso la sua genetica.
Il colore. Verde chiaro tendente al grigio-argento per via dei tricomi, con pistilli arancioni ben visibili. Un verde scuro uniforme e opaco è un segnale di scarsa densità di resina.
L’aroma all’apertura. Deve arrivare senza avvicinare troppo il naso. Spezia, terra, un accenno di gasolio. Se è debole, o se sa di fieno o di erba tagliata, la concia è stata saltata o il fiore ha preso aria per settimane.
Il CoA. Il certificato di analisi del lotto deve riportare CBD, THC totale, e idealmente il profilo terpenico. Un venditore che non lo pubblica, o pubblica un documento generico senza numero di lotto, non ti sta dando la possibilità di verificare. Come leggere il CoA e cosa significa “THC totale” lo trovi nella guida alla percentuale di THC nella cannabis light.
Il metodo di coltivazione. Indoor idroponica o aeroponica permette di controllare i parametri che determinano la carica di resina; outdoor e greenhouse producono fiori più leggeri e meno costanti. Non è un giudizio morale, è una differenza misurabile. Nella classifica dell’erba legale più forte abbiamo spiegato perché le percentuali di CBD più alte arrivano quasi sempre da coltivazioni indoor.
Indoor idroponica, CoA su ogni lotto
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Gorilla Glue CBD a confronto con altre varietà resinose
La Gorilla Glue non è l’unica varietà “appiccicosa” del panorama light, e per scegliere aiuta metterla accanto ad altre genetiche che, per motivi diversi, caricano molta resina.
| Varietà | Terpene dominante | Carattere | Per chi |
|---|---|---|---|
| Gorilla Glue CBD | Beta-cariofillene | Speziata, terrosa, diesel. Fiore compatto e molto resinoso, aroma persistente. | Chi vuole un profilo deciso, da sera, e sa già cosa cerca. |
| Girl Scout Cookies | Beta-cariofillene, con limonene | Stessa famiglia aromatica ma più dolce, con una nota di pasticceria che la Gorilla non ha. | Chi cerca lo stesso carattere speziato ma un finale più morbido. È la genetica più vicina alla Gorilla Glue nel nostro catalogo attuale. |
| Amnesy Evo | Limonene e aromi dolci | Agrumata, luminosa. Molto resinosa ma con un carattere opposto: fresca invece che pesante. Ne parliamo nell’articolo dedicato alla Amnesia CBD. | Chi preferisce un fiore diurno. |
| Critical Lime | Limonene | Agrumata, equilibrata, la nostra storica dal 2017. | Chi è alla prima esperienza e vuole un riferimento affidabile. |
La storica del catalogo, dal 2017
Critical Lime+ 2026 v2.0 — CBD 42%
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Se il carattere della Gorilla Glue è quello che ti interessa, oggi la scelta più vicina nella nostra linea Premium indoor è la GSC Cookies Premium: aeroponica, CBD 56%, THC 0,49%, stessa dominanza di beta-cariofillene. Sul prezzo delle linee premium rispetto alle altre, e sul perché una varietà molto resinosa costa di più al grammo, abbiamo scritto una guida sui prezzi della cannabis light che aiuta a orientarsi.
Gorilla Glue CBD e legge italiana nel 2026
La Gorilla Glue CBD venduta in Italia rientra nella Legge 2 dicembre 2016, n. 242 sulla canapa industriale: deve derivare da varietà iscritte al Catalogo Comune Europeo, avere THC totale entro i limiti di legge (sul mercato lo standard è lo 0,5%) ed essere accompagnata da analisi di laboratorio. Vendita vietata ai minori di 18 anni, destinazione d’uso tecnico-collezionistico.
Sul quadro normativo pesa ancora l’articolo 18 del Decreto Sicurezza (D.L. 48/2025, convertito in L. 80/2025), impugnato davanti alla Corte di Giustizia UE dal Consiglio di Stato e davanti alla Corte Costituzionale dai Tribunali di Brindisi e Trani, con udienza alla Consulta fissata per il 21 ottobre 2026. Nel frattempo il commercio prosegue nei termini della 242, con i tribunali che hanno disposto dissequestri nella grande maggioranza dei casi documentati. Un punto da non confondere: la sentenza della Corte Costituzionale n. 10/2026 riguarda l’articolo 187 del Codice della Strada e la guida, non la cannabis light in sé. Per la cronologia completa e aggiornata rimandiamo alla nostra guida alla normativa sulla cannabis legale 2026.
Disclaimer: la cannabis light è commercializzata ai sensi della L. 242/2016 e successive disposizioni. Ha THC entro i limiti di legge e non produce effetti psicotropi. Le informazioni di questo articolo hanno scopo informativo e non costituiscono consiglio medico.
Domande frequenti sulla Gorilla Glue CBD
Perché si chiama Gorilla Glue?
Per la resina. Durante la potatura le forbici dei coltivatori si incollavano tra loro per la quantità di tricomi rilasciati dalle cime, e il riferimento alla colla americana Gorilla Glue è nato così, come battuta. Nel 2017 l’azienda della colla ha fatto causa e il nome ufficiale della genetica è diventato Original Glue, ma nel linguaggio comune Gorilla Glue è rimasto.
La Gorilla Glue CBD è indica o sativa?
Ibrida, in genere classificata come indica-dominante intorno al 60/40. Nella versione CBD la distinzione ha poco valore pratico: il fiore viene percepito come rilassante e da sera per via del profilo terpenico, non per l’appartenenza a una famiglia botanica.
Che percentuale di CBD ha la Gorilla Glue CBD?
Dipende dalla linea e dal metodo di coltivazione. Le versioni outdoor e greenhouse si fermano spesso intorno al 10-15%, quelle indoor selezionate superano il 20% e in alcuni casi il 25%. Il dato affidabile è solo quello sul CoA del lotto specifico.
La Gorilla Glue CBD sballa?
No. Il THC è entro lo 0,5%, una concentrazione che non produce effetti psicotropi. Quello che si sente è mediato dal CBD: rilassamento senza alterazione della percezione. Chi si aspetta l’effetto della GG4 americana resterà deluso, ed è giusto dirlo prima.
Che sapore ha la Gorilla Glue CBD?
Terroso e speziato in apertura, con una nota diesel e un fondo che ricorda il cacao amaro o il caffè. Sul finale spesso emerge una punta acida, eredità della Sour Dubb. È un aroma persistente: la resina resta sulle dita e il profumo nell’aria per un po’.
Perché la Gorilla Glue è più resinosa di altre varietà?
Per genetica: discende dalla linea Chemdawg attraverso Chem’s Sister, famosa per la densità di tricomi ghiandolari. A parità di coltivazione produce più tricomi per superficie, e con teste più grandi. Se la coltivazione e la concia sono fatte bene, la differenza si sente al tatto.
Come si conserva la Gorilla Glue CBD?
Come tutta la cannabis light, ma con più attenzione, perché i terpeni accumulati nei tricomi evaporano in fretta: barattolo di vetro ermetico, al buio, temperatura stabile tra 15 e 21 gradi. Mai in frigo, mai in busta di plastica aperta.
Gorilla Glue CBD e Original Glue sono la stessa cosa?
Sì. Original Glue è il nome ufficiale della GG4 dopo l’accordo del 2017 con la Gorilla Glue Company. Le versioni CBD europee derivano da quella stessa linea, incrociata con canapa a CBD dominante e stabilizzata per rispettare i limiti di THC.
La Gorilla Glue CBD si vede nei test antidroga?
Può vedersi. Contiene tracce di THC entro i limiti di legge, e i test standard cercano i metaboliti del THC anche a concentrazioni molto basse. Chi è soggetto a controlli sul lavoro, nello sport o alla guida deve tenerne conto.
Cosa abbiamo imparato
La Gorilla Glue è nata per caso da un’ermafrodita in Nevada, ha vinto tre Cannabis Cup in due anni, ha cambiato nome per una causa sulla colla e oggi vive una seconda vita in versione CBD nel mercato europeo. La cosa che l’ha resa famosa, la resina, non è marketing: è una caratteristica genetica ereditata dalla linea Chemdawg che si traduce in più tricomi, più terpeni e un fiore che si attacca alle dita.
Nella versione cannabis light quello che resta è l’aroma, la struttura e la resina; quello che cambia, e cambia del tutto, è l’effetto, perché il THC è entro lo 0,5% e non c’è nessuna alterazione. Per giudicare una Gorilla Glue CBD non basta il nome: conta la consistenza, il colore, il naso all’apertura e soprattutto il CoA del lotto. Se il fiore non attacca, non profuma di spezia e terra, e non ha un’analisi con numero di lotto, non è la pianta di cui abbiamo parlato qui.
Se hai dubbi su una varietà o vuoi un consiglio su cosa provare, scrivici su WhatsApp: rispondiamo noi, dal lunedì al venerdì.
Andrea Vacca — fondatore di WeWeed Farm, azienda agricola di Riola Sardo (Oristano) che coltiva cannabis light indoor in Sardegna dal 2017. Segue personalmente selezione delle genetiche, coltivazione e concia. Ogni lotto WeWeed è accompagnato da certificato di analisi di laboratorio indipendente. 4,7/5 su Trustpilot con oltre 950 recensioni verificate.






